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Decreto anti-Netflix arriva in Italia: film prima al cinema, poi in streaming

Pubblicato il 16 Novembre 2018 alle 09:34

da Ilaria Roncone

“Firmerò un decreto che regola le uscite dei film, che dovranno andare prima nelle sale e poi sulle piattaforme di streaming”: queste le parole di Alberto Bonisoli, ministro dei Beni Culturali.

Decreto anti-Netflix arriva in Italia: film prima al cinema, poi in streaming

Ancora non c’è nulla di sicuro, se non le parole di Alberto Bonisoli, ministro dei Beni Culturali, che ha manifestato l’intenzione di voler firmare presto “un decreto legge che regola le finestre in base a cui i film dovranno essere prima distribuiti nelle sale e dopo di questo su tutte le piattaforme che si vuole.”

Il ministro Bonisoli ha anche aggiunto che tutto questo è pensato per far lavorare sereni coloro che gestiscono i cinema: “Penso sia importante assicurare che chi gestisce una sala sia tranquillo nel poter programmare film senza che questi siano disponibili in contemporanea su altre piattaforme”. Vediamo, quindi, cosa comporterebbe - almeno per i pochi tratti che ne sono stati delineati - questo decreto anti-Netflix.

Decreto anti-Netflix: cosa significa e cosa comporterebbe?

L’idea che sta alla base del decreto anti-Netflix è che i film dovranno prima essere trasmessi nelle sale cinematografiche in esclusiva per un dato lasso di tempo, poi essere messi su tutte le piattaforme di streaming online che lo desiderino.
Questo discorso andrebbe a toccare in primis il colosso dello streaming online in Italia, Netflix (da qui deriva il nome del decreto) ma anche tutti i suoi diretti competitor come Tim Vision o Prime Video, per esempio.

Nell’ottica di Bonisioli questo decreto dovrebbe dare la possibilità "ai gestori dei cinema di sfruttare appieno l’investimento per migliorare le sale e offrire un’esperienza di visione sempre più emozionante".
Questo annuncio, che darebbe la firma del decreto ormai imminente, è stato dato tramite videomessaggio dal ministro stesso alla presentazione della ricerca Agis/Iulm in camera di commercio "Spazi culturali ed eventi di spettacolo: un importante impatto sull’economia del territorio".
Lo scopo del decreto sarebbe evitare casi come quello di “Sulla mia pelle”, la storia di Stefano Cucchi che il 12 settembre scorso è uscita in contemporanea nei cinema e sul colosso di streaming online.

Rilanciamo il cinema avvicinandoci all’Europa

L’idea piace sia ad Agis e Impresa Cultura Italia-Confcommercio che ad Anac (Associazione Nazionale Autori Cinematografici). Alla prima ha dato voce il presidente, Carlo Fontana, affermando che ’’Evitare la concorrenza sleale e rilanciare il cinema come elemento di promozione della cultura è una richiesta che facciamo da tempo e finalmente si è trovata una soluzione che salutiamo con grande piacere’’. Fontana ha continuato a sostenere il decreto dicendo che ’’proprio oggi abbiamo presentato una ricerca che fa comprendere quanto ogni euro investito in cultura si trasforma in ricchezza economica per i territori. Mi pare di poter affermare che la stagione in cui la cultura era considerata un elemento residuale sta volgendo al termine’’.

Anche Anac si è espressa a favore del cosiddetto decreto anti-Netflix, che dovrebbe regolare con precisione la cronologia dello sfruttamento dei film, come per altro accade già in tutto il resto dell’Europa. Già una volta terminata la Mostra di Venezia Anac, tramite comunicato ufficiale, aveva esplicitamente chiesto al ministro dei Beni Culturali di stabilire una regola precisa che preveda la proiezione dei film prima in sala e poi, solo dopo, l’entrata nei sistemi di streaming on line. Tutto ciò ci metterebbe in linea con paesi come la Francia e la Germania, dove le regole per promuovere e proteggere l’industria culturale del cinema sono ferree.